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Respirare Dolomiti: il rimedio olfattivo che cura anima e corpo

Sport&natura - - di

Nelle annate “normali” ad Agosto fa caldo e quando l’afa soffoca ogni speranza si prende la macchina e si va in montagna.

Da ragazzo abitavo a Padova, per noi andare in montagna significava guidare per un’oretta nelle statali della pianura per poi entrare piano piano nell’ambiente montano attraverso la famosa Valsugana, destinazione: valle del Primiero.

Il primo cambio reale di temperatura lo si avvertiva all’altezza di Strigno. Qui, abbassando il finestrino (rigorosamente a manovella) si sentiva il primo afflato di aria di montagna.

A Strigno il semaforo era sempre rosso (più o meno come adesso, solo che non c’era la telecamera dei vigili), così ci si godeva la sosta sporgendosi fuori con la testa. Si guardava la vecchia stazione e la segheria inspirando a pieni polmoni quell’odore di resina e legno bagnato così intenso da valere mille docce al pino silvestre.

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L’odore di legna appena tagliata

Poi veniva Feltre dove si svoltava in direzione San Martino di Castrozza. Arrancando si superava Lamon, la diga e il canyon. L’odore di muschio era intervallato a quello acre della benzina in galleria….e si richiudeva il finestrino.

La vista dalla vecchia casa di Imer

La vista dalla vecchia casa di Imer

Finalmente dopo un’altra ora di lotta con la forza centrifuga, si apriva la valle: il bianco dolomitico delle Pale di San Martino a vigilare sui paesi di Transacqua, Fiera di Primiero, Tonadico, Mezzano si tornava a girare la manovella mentre la macchina con un ultimo sforzo guadagnava il parcheggio, proprio di fronte al portone d’ingresso della casa di Imer.

Ricordo l’espressione di mio padre in canottiera bianca mentre, uscendo dall’abitacolo, inspira profondamente per due o tre volte quasi volesse bersi l’aria a sorsate: praticamente la versione veneta del “Pasquale” di Bianco Rosso e Verdone.

Verdone

Chi non ha mai visto “Bianco, Rosso e Verdone”?

La mente è uno strumento meraviglioso e riesce a legare lontanissime memorie a odori, suoni e sensazioni molto più facilmente che a volti, nomi e date. Per questo motivo so che annusando il pino bagnato, la segheria, il ruscello vengo inondato da un fiume di ricordi percettivi che mi catapultano in un flash back emotivo degno della più efficace anfetamina in commercio.

La cosa strabiliante è che una volta consapevoli del processo possiamo sfruttare questa memoria a nostro piacimento. Mi spiego meglio: se stiamo camminando in montagna è facile che si tratti un momento libero, magari un giorno di vacanza in cui decidiamo di fare due passi rilassanti. Bene, se siete in una condizione positiva, in uno stato rilassato o senza pensieri FERMATEVI E FATE TRE RESPIRI PROFONDI.

Prendetevi una decina di secondi ancora per seguire l’odore più piacevole che sentite attorno a voi e fate altri tre profonde ispirazioni. Guardate poi il luogo in cui vi trovate, fate una specie di foto panoramica con gli occhi e poi riprendete il cammino.

In questo modo potete legare la positività di quel momento ad un profumo di natura e come per magia, ogni volta vi imbatterete in quell’aroma torneranno a galla quelle dolci emozioni.

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Odori di larici e di erba nelle valli del Lagorai

Le montagne ed in particolare le Dolomiti sono un luogo ideale in cui creare questo legame e se siete intraprendenti potete portarvene un po’ anche a casa.

Io ho legato alcuni splendidi ricordi di famiglia all’odore del ciclamino selvatico per cui ne tengo un paio sul davanzale e quando ho bisogno di sentirmi vicino ai miei cari mi accosto al vaso ed inspiro a pieni polmoni….

La mia TOP 5 degli odori in Dolomiti?

– Ciclamino selvatico;

– Segheria in una mattina di lavoro;

– Sala da pranzo di Malga Canali;

– Bosco di larici in primavera;

– “Aria di neve” in una nuvolosa giornata d’inverno;

 

Buon respiro a tutti.

 

 

1 commento

  1. Stelvio -
    sempre forte !!!!!!!!!! condivido

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